I CIMBRI OGGI: SFIDA TRA PASSATO E FUTURO

20/07/2009

Carissimi amici che siete qui intervenuti al convegno che apre questa ventesima edizione della festa dei Cimbri, voglio innanzitutto salutarvi con un affettuoso indirizzo di benvenuto, esprimendovi il mio cordiale ringraziamento e l’apprezzamento di tutto il Curatorium e mio personale, della carissima vicepresidente Elisa Caltran e di tutto il consiglio, dei probiviri, dei revisori dei Conti e di tutti i carissimi collaboratori.
La festa quest’anno torna in Lessinia, nel cuore dei 13 comuni e precisamente qui a San Mauro, dopo tanti anni, dal ’93 quando qui si elesse gran Massaro il compianto prof. Giovanni Tassoni, illustre studioso di tradizioni popolari italiane.  Simo quindi a SALAIN.
Nel progettare questo convegno, dico subito la verità, ho avuto molti dubbi e altrettanti ripensamenti. Subito ho cercato un nome o un titolo d’effetto: per esempio "Quanto vende il Cimbro", cercando evidentemente di provocare…poi Gianni Rapelli mi ha consigliato un titolo più piano e cioè: la cultura cimbra, quali prospettive?
Oggi nella società della comunicazione l’importante è colpire nell’immaginario, solleticare la curiosità, magari anche se poi il prodotto delude.
Ma la pubblicità ha colpito, questo è l’importante.
Mi sono chiesto e richiesto più volte chi sono i Cimbri oggi e non mi sono dato una risposta definitiva ed esaustiva. Molti non sanno ancora l’origine ed il passato di una probabile migrazione medioevale e il suo allontanarsi dalla terra d’origine di un popolo o di un gruppo, meglio, e assai ristretto, di coloni in cerca di una terra per sopravvivere, per sopperire allo spettro della fame o delle avverse condizioni di vita.
Molti non sanno l’origine etimologica del proprio cognome o dei toponimi che si affastellano qua e là nelle nostre contrade. Molti ancora hanno dimenticato tante delle nostre tradizioni e rimangono legati allo stereotipo del piccolo paesello di montagna ormai sempre più stremato dall’emigrazione o dalla stagnazione della crescita anagrafica e dal conseguente invecchiamento della popolazione che ne altera i contorni  e  ne modifica  i comportamenti come se questi paesi di montagna fossero oramai inesorabilmente sulla via del tramonto. Vedere intere contrade ormai mute e case sempre chiuse, ammutolisce.
L’altro ieri osservavo con non poca nostalgia la mia contrada di nascita: oggi abito poco lontano a circa 50 metri  ma  la lontananza fisica e  spirituale mi sembra infinita quella del mondo della mia infanzia negli anni ’50 e il mondo di oggi.
Non tutto filava liscio una volta; molti erano i problemi: case vecchie, spesso non sufficientemente riscaldate, pasti sempre uguali…ed abiti non certo firmati, inchiostro e pennini, macchie sul quaderno e solenni scapaccioni e paure ataviche per l’autorità, il prete, il sindaco, i carabinieri, le streghe.
Ma la mia contrada era un mondo chiuso certamente, soggetto ai riti del rosario serale ed alla noia delle 50 ave Maria che per me erano troppe quasi che la Madonna fosse sorda o lenta a capire i nostri disagi e le nostre invocazioni. Basta leggere il prezioso libro Va a farte benedir di Ezio Bonomi per capire le storpiature che nel campo della chiesa venivano prodotte.
Ma la mia contrada era un mondo: nessuno la sera chiudeva il catenaccio dell’uscio, nessuno era solo in caso di malattie o di morte di solito per il mal di pancia curato con l’onnipresente olio di ricino. Un mondo di odi forse tribali, per una mucca che aveva pascolato nel prato del vicino, o per un confine spostato di qualche decimetro.
Si raccontavano epiche gesta di periti  o di cause giudiziarie vinte o perse alla fine all’osteria, perché un tristo combinamento andava meglio di una esaltante sentenza.
Ma anche un mondo di affetti,di sguardi, di comprensioni per un furtarello di frutta o per aver barato a tresette.
Oggi ho riguardato la mia contrada e l’ho sentita tanto lontana, i suoi scuri cadenti chiusi, le finestre,gli usci sbarrati le crepe nei muri, con le ortiche e le edere sempre più padrone.
Ho chiuso gli occhi e ho rivisto gli sguardi della gente di un tempo, le favole raccontate vicino al camino, mentre si spegnevano le ultime braci, i sogni furtivi dei fidanzamenti vietati, il mondo agricolo che diventava una festa per i raccolti, ma anche una seria ipoteca se l’annata era stata scarsa e il il raccolto era stato scadente.
Per tutto c’era un monito a resistere, ma anche una rabbia che faceva diventare maledetta questa montagna, come scriverebbe Michela Canteri.
Il mondo dei Cimbri di ieri: il mondo delle lontananze, delle guerre che eliminavano ciclicamente la gioventù, o li portava lontani, magari per sempre.
Il mondo del dialetto, del cimbro ormai in disuso. E poi  l’arrivo della televisione che ha letteralmente cambiato secoli di consuetudini.
Il mondo dei miti: della città, dell’industria delle otto ore e delle ferie al mare…
Il mondo o il periodo della casa in condominio e l’abbandono della casa natìa. Ma anche il mondo del ritorno e delle case trasformate in salotti con le tapparelle, il cemento che doveva nascondere le antiche pietre, le tavole di formica e la vendita dei Cansirei di rame o della madia di noce.
Il mito della modernità  a tutti i costi.
Oggi tutto questo è finito, per sempre.
Anche tanti maestri adesso ci mancano, gente che ha segnato una strada, che ha indicato un percorso…

Quale sfida si apre adesso? Con le scuole che rischiano la chiusura, con i servizi sempre più lontani, gli ospedali a trenta, quaranta chilometri? Gli uffici diventati call-center. Provate a telefonare al 187…
Ma la montagna costa, ci dicono non pareggiamo le spese. Siamo inutili, non solo gli enti montani…siamo uno spreco. Allora via, chiudiamo  le comunità montane, chiudiamo gli uffici postali, eliminiamo le scuolette pluriclassi, riduciamo il personale.
E’ così? Lasciamo i comuni soli senza denaro, la neve, la solitudine, la vecchiaia farà il resto. Uomini come spettri, barbe incolte, qualche ubriachezza, abbandono. Prati e declivi tornati boschi e il ritorno della fauna. Strade sempre più sconnesse.
Sono catastrofista? Ditemi voi. Si direbbe oggi, parliamone.
Togliamo infine dignità alla gente, facciamoli sentire  inutili, e abbiamo completato l’operazione. Togliamo la lingua dei nonni e facciamo sentire ai bambini solo le grida sconnesse dei cartoni animati e avremo l’uomo di domani, tecnologico, integrato, consumatore, nello standard medio così come previsto dal piano quinquennale del mondo di oggi che ci vuole tutti uguali, simili, impauriti, soli. In lotta con tutti. Guardate, quando si avvicinano le elezioni per tre mesi si parla di sicurezza, di rapine, poi a voto preso… Suvvia, adesso c’è il mare, la vacanza, i tropici.
Il guaio è che non pensiamo più con la nostra testa.
Non abbiamo più il tempo e la voglia di capire in che baratro ci stiamo avventurando.
Noi stiamo lottando per non soffocare nel mare putrido delle convenienze, stiamo lottando per recuperare la nostra storia, per edificare uno spazio di amicizia e di cultura, per non perdere la nostra memoria storica, per non dimenticare da dove veniamo, poveri coloni che hanno attraversato le Alpi e hanno trovato qui il loro piccolo mondo, per questo tentiamo di approfondire le origini, le storie, rinverdire i racconti, capire la nostra ricchezza umana e culturale con libri, studi, proposte, incontri, feste, manifestazioni quali il filmfestival per mettere in piazza la nostra tenace volontà di non morire, tra le nebbie, lo smog, la droga di un mondo di gente senza identità o anemica di idee. Per questo anche il convegno di oggi: per tentare un approccio, per cercare un appiglio.

Per questo oggi vorrei dire maledetta città, non maledetta montagna.
Vorrei gridare benedetta Lessinia se…il resto tocca a tutti noi!

Vito Massalongo

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17 SINDACI E UN PRESIDENTE DI CIRCONDARIO BAVARESI A GIAZZA E IN LESSINIA

Sono appena partiti i nostri amici bavaresi, capitanati da Georg Rauchemberger,che per tre giorni hanno visitato la Lessinia Cimbra. Sono arrivati venerdì. Hanno visitato Bosco Chiesanuova e hanno fatto un'escursione a san Giorgio tra gli alpeggi. Ieri una capatina nel regno del Soave e ieri sera sono stati ospiti del Comune di Selva e Badia Calavena. Insieme ai rappresentanti delle varie associazioni del territprio, si è consumata ieri sera nel salone di Sant'Andrea una cordiale cena. Oggi una visita al nostro centro di Cultura e via verso la terra dei Trombini, a San Bortolo e infine un'ultimo assaggio dei gioielli della Lessinia, Bolca. In serata il ritorno tra le Alpi bavaresi.  

13/05/2012

PRESENTAZIONE DEL VOLUME DI AULO CRISMA E DEL DVD DEL MAIBAUM DI BENEDIKTBEUERN A SAN MAURO DI SALINE IL 31 MAGGIO ALLE 20:30 NELLA SALA CIVICA

GIOVEDI' 31 MAGGIO ALLE 20.30 NELLA SALA CIVICA DI SAN MAURO DI SALINE  SERATA DI PRESNTAZIONE DEL VOLUME "PARENZO" DI AULO CRISMA E DEL DVD DI ELIO ZAMPIVA GIRATO A BENEDIKTBEUERN IL 1° MAGGIO PER L'INNALZAMENTO DELL'ALBERO DI MAGGIO A CURA DEI GIOVANI DELLA COMUNITA' BAVARESE.

13/05/2012

AUDIZIONE IN PROVINCIA DI VERONA

 Oggi insieme a Carlo Caporal sono stato ricevuto come auditore in 6a commissione cultura della Provincia di Verona. Dopo che la Regione Veneto ha tolto tutti i fondi ai Cimbri e ai ladini, viste anche le nostre proteste per questo schiaffo alla montagna e alla sua cultura, abbiamo avuto la possibilità di esporre i nostri progetti di salvaguardia della terra cimbra con le nostre attività e pubblicazioni.

Tutti i consiglieri si sono dichiarati solidali per la nostra causa. Nessuno escluso. Intanto l'assessore Ambrosini ci ha promesso un contributo per la festa del Fuoco e l'interessamento verso la Regione con una mozione della Provincia alla Regione Veneto per ottenere dei residui in fase di assestamento di bilancio.

Ho commentato: con gnente se more, con qualcossa se vive. 

V.M.

18/04/2012

STUDENTI DELL'UNIVERSITA' DELL'ILLINOIS A GIAZZA

Un giorno a Giazza per 25 studenti dell'Università dell'Illinois. Una  scarpinata in Val Fraselle al mattino, accompagnati da Roberto Nordera, poi un tipico pranzo cimbro presso l'osteria LJETZAN da Giorgio, ( gnocchi di malga, lasagne nere del carbonaro, trota ai ferri, capriolo e tagliata, torta cimbra...e vino Valpolicella). Nel pomeriggio, vista guidata nel museo dei Cimbri e infine il rumoroso sparo dei Trombini di San Bortolo.

In Italia da circa quattro mesi per studio, sono stati accompagnati dal loro insegnante Claudio Balasso. Occhi sfavillanti tra il verde primaverile della foresta diGiazza, bagnata da una lieve pioggerellina e orecchie chiuse per attutire il boato dei nostri tradizionali archibugi.  

14/04/2012