Museo dei Cimbri

Presso il Centro di Cultura Cimbra di Ljetzan-Giazza
ORARI DI APERTURA
Mercoledì dalle ore 15.30 alle ore 18.30
Sabato dalle ore 09.00 alle ore 13.00 dalle ore 14.30 alle ore 18.30
Domenica dalle ore 14.30 alle ore 18.30
(Per comitive su appuntamento anche gli altri giorni della settimana)
Tel. 045.784.70.50
Il Museo dei Cimbri di Giazza è una struttura costruita dalla Comunità Montana della Lessinia negli anni Settanta e destinata a documentare le vicende storiche, linguistiche, culturali del popolo dei Cimbri, la comunità etnica e linguistica insediatasi sulle pendici della Lessinia a partire dal Medioevo. Il museo è composto da tre piani nei quali il Curatorium Cimbricum veronense ha la sua sede storica ed è il centro propulsore di tutta l’attività culturale, editoriale e di valorizzazione linguistica dell’associazione.
La visita inizia con la presentazione delle due ipotesi storiche riferite all’insediamento di questo popolo che parla una lingua di matrice tedesca, ma che potrebbe essere invece di origine danese e prosegue con la presentazione, attraverso altri pannelli esplicativi, di alcuni aspetti di vita familiare dell’organizzazione economica e sociale. La famiglia era essenzialmente patriarcale nella quale le decisioni del capofamiglia erano leggi indiscusse sia all’interno, che nelle scelte economiche quali le spese, gli obiettivi, la suddivisione dei compiti lavorativi, la preparazione del cibo.
Nei pannelli al primo piano sono pure esplicate le varie attività lavorative dei Cimbri, quali la lavorazione del carbone nelle carbonare, a preparazione comunitaria delle calcare per la produzione di calce viva e spenta, cosa che coinvolgeva un intera comunità perché il fuoco veniva acceso e doveva durare per più giorni e notti fino allo scioglimento della pietra che diventava così una pasta che veniva usata in edilizia e come disinfettante. Un altro pannello espone la produzione del ghiaccio nelle giassare che veniva raccolto in inverno in apposite fosse coperte e messo in strati con foglie secche per meglio conservarlo e dividerlo in stratinella stagione estiva quando diventava fonte di commercio anche con la città.
Sempre nel primo piano sono evidenziati altri aspetti quali il fenomeno ricorrente dell’emigrazione nei secoli passati per l’insufficiente produzione di cereali oppure per le frequenti epidemie che decimavano la popolazione e nell’ottocento per sopperire alla fame per le evidenti condizioni di indigenza verso le miniere del nuovo mondo a cercar fortuna o nel secolo scorso a cavallo delle guerre mondiali attratti dal mito del nuovo mondo, per la ricerca di un benessere che qui macava ma anche verso il mito dell’industrializzazione e dell’inurbamento.
Altri pannelli espongono gli aspetti caratteristici dell’architettura tipica della Lessinia, con le tipiche contrade di pietra, con tetti spioventi di ricoperti di canna palustre o con pietre trovate nelle cave affioranti. Tipica architettura, elemento caratterizzante di un territorio che ha nelle contrade cimbre o nelle malghe sparse negli alti pascoli, momenti di intenso godimento architettonico e sapiente fusione con l’elemento naturalistico.
Il percorso espositivo del museo offre poi ulteriori elementi di riflessione sugli aspetti linguistici del Cimbro questa lingua parlata ancora oggi da molti abitanti di Giazza. È un dialetto alto-medioevale, un linguaggio arcaico evolutosi nella prima fase del medio alto-tedesco (è una lingua parlata nella Germania meridionale e in Austria dal 1050-1100 al 1500 circa). Questi spunti di approfondimento linguistico si intersecano poi con spiegazioni della toponomastica timbra che vede nomi di prati e campi, di luoghi e boschi con nomi riferiti alla posizione del luogo che diventeranno poi anche cognomi o nomi di contrade e paesi. Laita significa pendio ad esempio, Jegher significa cacciatore, purga vuol dire monte, bisan si traduce in erbe, prati che darà il nome al comune di Erbezzo ecc. Altro aspetto caratterizzante questo territorio da conoscere è quello della religiosità popolare con le venerazioni di Santi, della Vergine addolorata in alcune zone, o la Vergine con il bambino in altre.
Sono ben spigate le venerazioni dei Santi quali Sant’Antonio Abate il protettore degli animali, San Rocco il protettore contro la peste, San Sebastiano venerato contro le ferite, San Leonardo venerato specialmente nella chiesa di San Moro con dei cerchi particolari in ferro a San Mauro di Saline. Questo Santo francese è molto venerato in Tirolo e in Baviera come patrono dei contadini e dei cavalli, mentre qui come protettore delle partorienti in quanto l’intercessione del santo aveva sortito la nascita miracolosa di un figlio maschio alla regina Clotilde moglie del re Clodoveo di Francia. Le istituzioni ecclesiastiche sono presentate come elementi caratteristici del territorio con la nascita delle chiese parrocchiali, con la costruzione di capitelli e steli votive. Le parrocchie avevano la presenza di sacerdoti che fino al 1600 erano di lingua timbra perché potevano essere compresi dalla popolazione e quindi venivano reclutati in “Alemagna” o in Tirolo.
Ultimo affascinante capitolo spetta all’immaginario popolare con la proposta di lettura e documentazione sulle storie delle streghe, degli orchi, delle fade di tutti quegli esseri fantastici che popolarono i racconti della gente semplice e venivano inventati nelle stalle quando in assenza di altri divertimenti i nonni diventavano cantastorie e così la fantasia si nutriva di esseri con magici poteri, con vicende fantasmagoriche che traevano dagli elementi naturali perlopiù sconosciuti motivi di affermazione e che costiuiscono ancora un patrimonio molto apprezzato.
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